Interessante o preoccupante, a seconda di quanto abbiamo da nascondere, quel che Amazon sa di noi. Viene da pensare che quando compare il banner ad hoc dopo aver parlato di qualcosa, in realtà, non sia questione di spionaggio tramite un grande fratello zippato nel cellulare, ma si tratti proprio di una previsione di quel che avremmo detto in quel momento.
Figuratevi i social dove raccontiamo anche un bel pacchetto di cavoli nostri.
Personalmente, comunque, resto dell’idea che rispetto a tutta questa invadenza digitale ne sappia sempre di più la sciura analogica del palazzo di fronte.
Per capire meglio, ecco l’articolo di Milena Gabanelli sul Corriere della Sera