– Che stai facendo?
– Mah… perché?
– Dai, vieni che andiamo a vedere gli impressionisti alle Scuderie del Quirinale.
– Ma io che c’entro?
– Porto una mia ex alunna che domani ha un esame e ho pensato che sarebbe bello anche per te.
Avevo studiato malissimo la storia dell’arte e mi era capitato di parlarne con Esther durante le prove di teatro quando lei faceva da regista e insegnava a noi ragazzetti e ragazzini in parrocchia (nella foto l’avevo presa in braccio per festeggiarne un compleanno).
– Ma io non so niente degli impressionisti.
– Allora ti stupirai di più – mi convinse.
Ero un po’ in ansia, a rischio figuraccia epocale da ultimo banco. Ma iniziò a chiedermi: “ti piace quel quadro? E quell’altro? E perché ti piace?”. Dicevo la mia e lei ribatteva. Divenne una lezione incredibile, ne ebbi molto più di quel che avevo scopiazzato al liceo.
Capii perché i suoi studenti l’adoravano e questo era solo uno dei suoi pregi.
Esther insegnava eleganza e bel carattere. Soprattutto umanità.
Per quello, oltre che per la bella persona che è stata, mancherà ancora di più ora.
Non dava nemmeno i compiti per le vacanze.